Il Belgio ha battuto l’Italia, ma non ha fornito una risposta alla questione del commissariamento della FIGC. Confondere i due piani è il rischio più concreto dopo lo 0-2 dell’Olimpico del 25 settembre 2026, all’esordio del secondo ciclo di Roberto Mancini. La sconfitta rende più pesante il clima attorno alla Nazionale; non rende automaticamente più solida una contestazione sulla regolarità di una candidatura federale.
Il punto di Matteo
Per me rinviare il commissariamento oltre Italia-Turchia significa dare ossigeno politico a Gravina, non risolvere il problema. Il dato concreto è il voto del CONI rinviato dopo il 5 ottobre, mentre Malagò e Gravina restano su fronti opposti. Cambio idea se prima della fine della finestra viene fissato un calendario di voto chiaro e vincolante.
Il punto di Matteo · dopo il fischio finale
La lettura Roma ha retto: il Torino ha sporcato la gara ma non ha trovato ricezioni utili, mentre gli ospiti hanno colpito appena si è aperto il corridoio centrale.
Le ricostruzioni attribuite a Sportmediaset, Bianconeranews.it e Il Giornale d’Italia riferiscono di un passaggio in Giunta Coni e di un voto previsto in Consiglio Nazionale sul commissariamento. Il presupposto sarebbe un vizio di forma nella candidatura di Giovanni Malagò alla presidenza FIGC: al momento della presentazione non sarebbe stato tesserato. La contestazione sarebbe contenuta nella relazione del procuratore generale dello sport presso il Coni, Ugo Taucer, letta dal presidente del Coni Luciano Buonfiglio. Si tratta del percorso riferito dai resoconti, non di una deliberazione accertata.
Gli stessi resoconti collocano l’eventuale decisione dopo Italia-Turchia del 5 ottobre, indicando come motivazione la tutela del nuovo ciclo azzurro. Il rinvio riportato non equivale a una data di voto confermata. Tuttoatalanta.com, nella ripresa del Corriere della Sera del 27 settembre, collega invece la sconfitta con il Belgio alla tensione federale e alla prospettiva del commissariamento dopo quella gara: il riferimento è dunque alla ricostruzione secondaria, non a una verifica diretta del quotidiano.
Il rinvio prolunga il confronto che coinvolge anche Giovanni Malagò, indicato come candidato alla presidenza FIGC, senza scioglierlo. Cambierei giudizio se, prima della fine della finestra della Nazionale, venisse pubblicata una data per il voto, accompagnata dall’impegno a rispettarla. È su questo passaggio, non sul prossimo risultato degli azzurri, che misuro la scelta del Coni.
Il Belgio aumenta la pressione, non decide il commissariamento
Il quadro della stagione 2026/27, con dati aggiornati al 27 settembre, parte dalla giornata dell’esordio di Mancini: Italia-Belgio 0-2. Il calendario porta poi a Turchia-Italia il 28 settembre e a Italia-Turchia il 5 ottobre al Dall’Ara. Sono due appuntamenti distinti, e la loro sequenza conta: il riferimento riportato per il passaggio istituzionale è la conclusione della finestra, dopo la partita del 5 ottobre, non la prima sfida contro i turchi.
Qui sta la distinzione che considero decisiva. Il risultato dell’Olimpico appartiene alla responsabilità sportiva: riguarda l’avvio di Mancini e il lavoro necessario per dare una direzione alla squadra. Il nodo della candidatura appartiene invece alla regolarità del procedimento federale. Legare emotivamente i due dossier può essere efficace nel dibattito pubblico, ma è un criterio sbagliato per decidere.
Che cosa guadagna Gravina dal tempo che passa
Le posizioni restano quelle già espresse: Malagò parla di «fuoco amico», Gravina giudica «assurda» l’ipotesi del commissariamento e difende l’autonomia della FIGC. Nei resoconti citati, aggiornati al 27 settembre, non risultano nuovi sviluppi decisionali del Consiglio Nazionale del Coni. Questo è il punto politico più importante: le dichiarazioni continuano a occupare lo spazio che dovrebbe essere progressivamente preso da una procedura e dal suo esito.
Il vantaggio del rinvio non va confuso con una vittoria definitiva. Per chi si oppone al commissariamento, però, il tempo conserva aperta la possibilità di contrastarlo. Gravina può continuare a difendere l’autonomia federale mentre il confronto si sposta, inevitabilmente, anche sul rendimento della Nazionale. Nella mia lettura, è questo il possibile beneficio politico dell’attesa: non una prova di manovre o intenzioni nascoste, ma un effetto del calendario favorevole alla posizione contraria all’intervento.
Proteggere Mancini è una ragione seria, ma serve un termine
L’argomento più forte a favore dell’attesa è sportivo. Un commissariamento durante una finestra della Nazionale rischierebbe di spostare ulteriormente l’attenzione dalle partite alla governance. Dopo un esordio perso 0-2, Mancini ha bisogno che il lavoro della squadra resti centrale, non che ogni scelta venga letta attraverso il conflitto federale. Questa esigenza merita rispetto: non è soltanto una giustificazione burocratica.
Ma proteggere la squadra e lasciare sospesa una decisione non sono necessariamente la stessa cosa. Se il tema istituzionale rimane aperto per tutta la finestra, accompagna comunque entrambe le sfide con la Turchia. Ogni risultato può diventare un argomento improprio a favore o contro l’intervento del Coni. Il rinvio evita una decisione immediata, non elimina il rumore che circonda Mancini.
Le due partite non devono diventare un referendum sulla FIGC
Il passaggio che chiedo è dunque concreto: una data pubblicata per il voto e l’impegno a rispettarla, prima che finisca la finestra azzurra. È una richiesta editoriale di tempi vincolanti, non la descrizione di un meccanismo procedurale già stabilito. Darebbe sostanza alla motivazione di tutelare il Mancini-bis, perché delimiterebbe l’attesa. Il 5 ottobre può essere un termine utile per separare le esigenze della Nazionale da quelle delle istituzioni, ma nei resoconti resta una soglia dopo la quale decidere, non un appuntamento confermato per il voto. Non dovrebbe diventare soltanto il giorno dopo il quale ricominciare a discutere quando decidere.