Drone shot capturing an aerial view of a well-maintained green soccer field with clear markings.

Aggiornato al protocollo IFAB consultato il 24 marzo 2026.

La versione del protocollo pubblicata dall’IFAB e disponibile a tale data non introduce modifiche rilevanti per il perimetro degli interventi VAR nella stagione 2026/27.

Il VAR non è stato introdotto per rendere perfetto l’arbitraggio. È stato costruito per impedire che un errore evidente decida una partita nei suoi episodi più importanti. La differenza è sostanziale: molte decisioni discutibili restano fuori dal protocollo, anche quando televisioni, tifosi e moviole mostrano che l’arbitro avrebbe potuto scegliere diversamente.

La nostra posizione è netta: il problema principale nasce dal racconto del VAR come strumento capace di correggere tutto. Non lo è e non deve diventarlo. Se ogni contrasto, trattenuta o cartellino fosse riesaminato, l’arbitro perderebbe il controllo effettivo della gara e il calcio si trasformerebbe in una sequenza di revisioni.

Il protocollo concentra quindi l’assistenza video su quattro categorie di episodi potenzialmente decisivi: gol, rigori, espulsioni dirette e scambi d’identità. Per le decisioni soggettive, il VAR interviene in presenza di un possibile errore chiaro ed evidente o di un grave episodio non visto; gli errori fattuali revisionabili possono invece essere comunicati direttamente all’arbitro.

Il confine non misura quanto sia grave una polemica: stabilisce soltanto se la sala video abbia competenza per riaprire la decisione.

I quattro casi nei quali può intervenire il VAR

Il riferimento è il protocollo VAR IFAB, verificato rispetto alle regole delle competizioni coperte dal sito.

Gol segnato oppure annullato

Ogni rete viene controllata per verificare la regolarità dell’azione. L’analisi può riguardare, per esempio, una posizione di fuorigioco, un fallo, un tocco di mano o l’uscita del pallone dal terreno di gioco nella fase offensiva collegata al gol.

Il VAR non può risalire senza limiti a qualsiasi episodio precedente. La revisione riguarda la fase d’attacco che conduce alla rete, la cui individuazione dipende dal possesso e dallo sviluppo dell’azione. Se la squadra avversaria recupera realmente il pallone e avvia una nuova fase di gioco, la revisione non può estendersi oltre la fase offensiva pertinente.

Il controllo di un gol può produrre una decisione fattuale, come quella sulla posizione del calciatore rispetto alla linea del fuorigioco, oppure richiedere una valutazione soggettiva. Interferenza con un avversario, giocata deliberata e definizione della fase offensiva non si risolvono con la sola tracciatura delle linee. Se le immagini indicano un possibile errore chiaro ed evidente su questi aspetti, l’arbitro può essere invitato a rivedere l’episodio al monitor.

Calcio di rigore assegnato o non assegnato

Il VAR può esaminare sia un rigore concesso sia un possibile fallo da rigore sfuggito all’arbitro. Può inoltre verificare elementi oggettivi collegati alla decisione: il punto in cui avviene il contatto, l’eventuale posizione del pallone o una precedente irregolarità nella fase offensiva pertinente.

Qui nasce gran parte delle polemiche, perché non tutti i contatti hanno una risposta puramente geometrica. Intensità, dinamica, conseguenze del contatto e possibilità di giocare il pallone richiedono spesso un’interpretazione. Il rallentatore mostra meglio dove avviene un contatto, ma può raccontare peggio quanto sia realmente intenso. Per questo le immagini a velocità normale restano fondamentali.

Il VAR dovrebbe richiamare l’arbitro soltanto davanti a un errore sufficientemente chiaro rispetto alla decisione presa sul campo. Una diversa preferenza interpretativa della sala video non basta. È proprio questa soglia, inevitabilmente soggettiva, a produrre differenze tra episodi apparentemente simili.

Espulsione diretta

Il terzo ambito riguarda i cartellini rossi diretti. Possono essere rivisti comportamenti violenti, gravi falli di gioco e altre condotte passibili di espulsione immediata. Il controllo funziona in entrambe le direzioni: il VAR può segnalare un possibile rosso non mostrato oppure suggerire la revisione di un’espulsione diretta che appare chiaramente sbagliata.

Il punto più frainteso riguarda il doppio giallo. Il VAR non interviene per riesaminare normalmente un’ammonizione, neppure quando questa determina indirettamente un’espulsione perché è la seconda. Il protocollo distingue infatti il cartellino rosso diretto dalla somma di due ammonizioni.

È un confine duro, ma corretto: le conseguenze di un secondo giallo possono essere pesanti senza giustificare la revisione video di ogni ammonizione.

La regola può apparire ingiusta quando un secondo giallo errato cambia la partita, ma risponde alla necessità di stabilire un confine. Aprire la revisione a ogni ammonizione potenzialmente influente significherebbe, in pratica, rendere controllabile quasi ogni duello.

Scambio d’identità

Il quarto caso è il più semplice: quando l’arbitro ammonisce o espelle il calciatore sbagliato, il VAR può aiutarlo a identificare correttamente il responsabile. La revisione corregge l’identità del giocatore destinatario del provvedimento senza rimettere automaticamente in discussione la natura disciplinare della decisione.

È una situazione meno legata all’interpretazione tecnica e più vicina a un errore materiale. Rappresenta bene la funzione essenziale della tecnologia: evitare che una decisione importante venga applicata alla persona sbagliata.

Quando entra in funzione il VAR?

Il VAR controlla gli episodi rilevanti mentre il gioco prosegue oppure durante un’interruzione. Non sostituisce l’arbitro e non prende autonomamente ogni decisione. Analizza le immagini, comunica con il direttore di gara e segnala la possibile presenza di un errore chiaro ed evidente o di un grave episodio non visto.

L’arbitro può quindi mantenere la decisione iniziale, modificarla sulla base di un’informazione fattuale oppure effettuare una on-field review. La decisione finale resta di sua competenza. L’espressione “il VAR ha annullato” è comoda nel linguaggio comune, ma semplifica eccessivamente il processo.

On-field review e decisioni fattuali non sono la stessa cosa

La distinzione più utile per comprendere il sistema è quella tra fatti verificabili e valutazioni soggettive. La posizione del calciatore rispetto alla linea del fuorigioco, il punto in cui avviene un fallo rispetto all’area di rigore o l’identità del destinatario di un provvedimento possono dipendere da informazioni sostanzialmente oggettive. Interferenza, giocata deliberata e individuazione della fase offensiva richiedono invece un giudizio. Nei casi puramente fattuali, l’arbitro può accettare la comunicazione ricevuta senza recarsi al monitor.

Quando bisogna valutare la gravità di un intervento, la punibilità di un tocco di mano o la natura fallosa di un contatto, la revisione sul campo permette all’arbitro di osservare personalmente le immagini. Il VAR gli mostra l’episodio specifico che potrebbe rendere chiaramente sbagliata la scelta originaria.

Andare al monitor non significa che la decisione debba essere necessariamente cambiata. Nella pratica il richiamo indica che dalla sala video è emersa una criticità concreta, ma l’arbitro conserva il potere di confermare quanto deciso sul terreno di gioco.

Quando il VAR non può intervenire?

Il VAR non può correggere ogni fallo a centrocampo, ogni rimessa assegnata alla squadra sbagliata o qualsiasi ammonizione discutibile. Non può neppure riaprire liberamente un episodio estraneo alle quattro categorie previste soltanto perché le immagini dimostrano un errore.

Un calcio d’angolo concesso per sbaglio può avere conseguenze decisive, ma l’assegnazione del corner non diventa per questo automaticamente revisionabile. Allo stesso modo, una punizione ordinaria o un cartellino giallo non entrano nel protocollo solo perché influenzano tatticamente la gara.

Un esempio ufficiale arriva da Ipswich Town-Leicester City del 2 novembre 2024. Al 77° minuto l’arbitro non assegnò un rigore all’Ipswich per il contatto tra Abdul Fatawu e Conor Chaplin; il VAR controllò l’episodio nella categoria “possibile calcio di rigore” e confermò la decisione sul campo perché ritenne che Fatawu avesse giocato il pallone prima del contatto. Nella stessa sequenza Kalvin Phillips ricevette la seconda ammonizione, ma quel provvedimento non poteva essere revisionato autonomamente dal VAR. La spiegazione è stata pubblicata dal Premier League Match Centre.

Questo è il limite più duro da accettare: un errore può essere reale senza essere correggibile dal VAR. La tecnologia opera secondo una competenza definita, non secondo il peso emotivo assunto dall’episodio dopo il fischio finale.

Quando l’arbitro può andare al monitor?

Di norma, l’arbitro effettua una on-field review quando l’episodio rientra nel protocollo e richiede una nuova valutazione soggettiva. Il protocollo IFAB distingue queste situazioni dalle verifiche fattuali gestibili attraverso una VAR-only review, nelle quali l’informazione oggettiva può essere comunicata direttamente al direttore di gara. Il monitor non è una seconda possibilità concessa per semplice prudenza e non può essere usato per placare le proteste dei calciatori.

La revisione funziona meglio quando è selettiva. Un numero eccessivo di richiami indebolirebbe il principio della decisione sul campo; una soglia troppo rigida, al contrario, lascerebbe irrisolti errori evidenti. L’equilibrio corretto consiste nel pretendere coerenza sul metodo: stessa soglia d’intervento, immagini pertinenti e attenzione alla dinamica completa.

Perché il protocollo accetta una quota di errore

Nessuna formulazione può eliminare l’interpretazione dal calcio. Persino il concetto di “chiaro ed evidente” richiede un giudizio. Due episodi simili possono differire per velocità, intensità, posizione del pallone e possibilità concreta di proseguire l’azione. Isolare un singolo fotogramma spesso produce certezze artificiali.

Per valutare correttamente un episodio, conviene quindi separare tre domande: l’arbitro ha sbagliato, l’episodio rientra nei quattro casi e l’errore supera la soglia richiesta per l’intervento? Soltanto quando le ultime due risposte sono positive il mancato richiamo del VAR diventa davvero una questione di protocollo, non una generica protesta da moviola.