Il tiro di Pasa poteva portare l’Italia al supplementare. Non poteva cancellare tutto quello che era successo prima. È da questa distinzione che va giudicata l’eliminazione delle azzurre dal Mondiale femminile 2026: la rimonta è un segnale di qualità, il distacco che l’ha resa necessaria resta il problema principale. Confondere le due cose significa trasformare una serata dolorosa in una consolazione troppo comoda.
L’Australia ha battuto l’Italia 82-80 nello spareggio degli ottavi a Berlino, il 9 settembre: azzurre sprofondate fino al -26, capaci di un ultimo quarto da 31-13 e di ritrovare la parità, prima del nuovo vantaggio australiano e del tentativo di Pasa sulla sirena, dopo un rimbalzo offensivo, che non è entrato. Nel resoconto della serata spiccano i 23 punti di Costanza Verona, i 13 di Vittoria Blasigh e le 100 presenze in Nazionale di Cecilia Zandalasini.
Dal -26 alla parità, una risposta vera ma incompleta
Questa rimonta non è un semplice abbellimento del risultato. Tornare alla pari cambia il significato della partita: l’Italia non ha soltanto ridotto lo scarto mentre l’avversaria amministrava, è rientrata concretamente nella corsa per vincere. L’Australia ha dovuto riprendersi una qualificazione che il margine accumulato sembrava mettere al riparo. Questo alle azzurre va riconosciuto senza riserve.
Il 31-13 dell’ultimo periodo misura il ribaltamento del rendimento nel punteggio. Sottraendo quel parziale dall’82-80 finale, si ricava un 69-49 per l’Australia all’ingresso nel quarto conclusivo: recuperare quei venti punti fino alla parità è un risultato misurabile, non un generico richiamo all’orgoglio. Nell’ultimo quarto l’Italia ha segnato 31 punti contro i 13 delle avversarie, riaprendo una partita che sembrava sfuggita. È la parte più convincente della reazione, ma il parziale da solo non identifica una soluzione tattica né spiega quali aggiustamenti abbiano prodotto la svolta.
Proprio per questo il -26 pesa ancora di più. Una squadra che sa mettere così in difficoltà l’Australia non può valutarsi soltanto sulla capacità di inseguirla. Il salto di qualità arriva quando quel livello diventa sostenibile prima dell’emergenza, non quando serve una corsa quasi perfetta per riparare il danno.
Il problema non è l’ultimo tiro di Pasa
Il finale offre un’immagine facile da ricordare: il pallone che non entra e il supplementare che sfugge. Ma attribuire l’eliminazione a quel tentativo sarebbe una lettura sbagliata. Pasa ha avuto la possibilità di prolungare una partita compromessa molto prima. L’errore conclusivo decide materialmente dove si ferma il punteggio; non spiega da solo perché l’Italia sia arrivata a dipendere da quell’unica occasione.
Verona indica una strada, non offre un alibi
I 23 punti di Costanza Verona sono il contributo individuale che dà più sostanza alla speranza italiana. Arrivano dentro una partita a eliminazione diretta finita con uno scarto minimo: non è una produzione scollegata dalla competitività della squadra. È una prestazione che rende credibile l’idea di poter affrontare un’avversaria come l’Australia senza limitarsi a resistere.
Con i 13 punti di Blasigh, Verona ha contribuito a un totale di 36 degli 80 punti italiani, il 45%. Accanto alla prova di Verona c’è un altro contributo concreto, non soltanto una protagonista isolata. Il tabellino identifica chi ha prodotto punti, ma non basta a valutare la prestazione complessiva delle singole né ad attribuire le responsabilità del distacco.
Progresso significa non dover ripartire dall’emergenza
Il bilancio del Mondiale resta una vittoria, contro la Repubblica Ceca, e tre sconfitte, con Stati Uniti, Cina e Australia. La distanza minima nell’ultima partita non trasforma quel percorso in una promozione. Mostra una possibilità, non dimostra ancora una continuità.
Capobianco ha espresso l’idea che sognare di lottare per il vertice non sia impossibile. La condivido come obiettivo, non come assoluzione. Per avvicinarlo, la domanda utile non è quanto coraggio sia servito per recuperare, ma come rendere disponibile prima quella qualità. La gestione delle rotazioni, la costruzione degli attacchi e la tenuta difensiva vanno giudicate soprattutto per la loro capacità di evitare l’emergenza.
Il calendario porta intanto l’Australia contro la Spagna, giovedì 10 settembre alle 20:45 italiane. L’Italia resta fuori dai quarti con una prova di forza e un’occasione persa nella stessa partita. La rimonta va conservata come riferimento competitivo, non usata come riparo emotivo. Il prossimo passo non è risalire ancora meglio da -26: è non lasciare che la qualificazione richieda un’impresa.