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La Virtus Bologna trova contro l’Olympiacos il primo segnale del dopo Pajola

Alessandro Pajola — La Virtus Bologna trova contro l’Olympiacos il primo segnale del dopo PajolaFoto: Zafer · Wikimedia Commons (CC BY 4.0)

La tripla di Marcus Carr vale soprattutto per quello che c’è intorno. Il canestro sulla sirena attira lo sguardo, ma per giudicare la Virtus Bologna in questo avvio di stagione contano anche la costruzione del gioco, il peso sotto canestro e la distribuzione delle responsabilità. La mia lettura è questa: se la separazione da un capitano come Alessandro Pajola è stata una scelta tecnica, ha comportato un rischio pesante; battere l’Olympiacos offre un primo argomento concreto a favore del nuovo corso. I presunti attriti riportati intorno all’addio non bastano, però, a stabilirne le motivazioni.

Il punto di Andrea · dopo il fischio finale

Dopo: la chiamata su Milano non regge, e si avvera proprio quello che mi faceva cambiare idea: Milano tenuta sotto gli 80, PalaMagis punto a punto fino in fondo e Massinburg la chiude sulla sirena, 75-72. Pesa anche l'assenza di Tonut, fermo per la contusione alla mano.

Andrea Bellini · Serie A di basket, EuroLeague, NBA, analisi delle partite e rendimento dei giocatori.

Il racconto della partita riportato da Corriere dello Sport, VuNereBologna.it e Backdoor Podcast offre il primo riferimento: dopo le sconfitte contro Fenerbahçe e Olimpia Milano, la Virtus ha superato in casa l’Olympiacos per 96-94 il primo ottobre. Carr ha firmato la tripla decisiva e chiuso con 22 punti e 10 assist; Diarra ha aggiunto 18 punti e 14 rimbalzi, Alston Jr. 17 punti. Il trasferimento estivo di Pajola al Partizan, dopo oltre un decennio a Bologna, è invece riferito da Repubblica Bologna e ripreso da RealOlimpiaMilano: è a questa ricostruzione che appartiene anche il racconto dei presunti attriti intorno all’addio del capitano.

Il segnale migliore non è soltanto l’ultimo tiro di Carr

I 10 assist contano almeno quanto la sirena. Un tiro decisivo può trasformare il racconto di una serata; la capacità di produrre per i compagni spiega perché, contro l’Olympiacos, il contributo di Carr sia andato oltre la finalizzazione. Nei suoi 22 punti c’è la minaccia personale. Nei suoi assist c’è un contributo diverso: far arrivare il pallone a chi può completare il possesso.

Senza attribuire automaticamente a Carr tutto ciò che ha funzionato, quei numeri permettono di respingere una lettura troppo comoda: Bologna non ha ricevuto dal suo protagonista soltanto il colpo finale. Quella sera ha avuto produzione e creazione di gioco dalla stessa fonte. È il merito specifico della sua prestazione, non la dimostrazione di un sistema offensivo già consolidato.

Il rischio del dopo Pajola sarebbe cercare un sostituto che ne riproduca esattamente il significato. Non funziona così. La continuità di un capitano non si trasferisce con un contratto, e una nuova organizzazione tecnica va giudicata per gli equilibri che riesce a creare, non per la somiglianza con quella precedente. La prova di Carr offre un criterio di valutazione concreto per le prossime uscite: quanto riuscirà a tenere insieme iniziativa individuale e rendimento degli altri?

Diarra e Alston Jr. impediscono di ridurre tutto a un eroe

I 18 punti e 14 rimbalzi di Diarra danno profondità alla vittoria, senza dimostrare da soli un dominio collettivo sotto i tabelloni. Il suo contributo non resta confinato alla finalizzazione: compare anche nella conquista dei palloni. È una distinzione sostanziale, perché una ricostruzione credibile deve trovare risposte in più aspetti della partita, non soltanto un giocatore capace di segnare il tiro più difficile.

I 17 punti di Alston Jr. completano il quadro. Carr, Diarra e Alston Jr. hanno fornito 57 dei 96 punti della Virtus. È un sostegno realizzativo riconoscibile in tre giocatori, non la prova di una distribuzione equilibrata delle responsabilità in tutta la squadra. Il valore del dato sta nel togliere alla prestazione l’aspetto di un duello isolato fra Carr e l’Olympiacos: il sostegno al realizzatore principale è riconoscibile nei numeri, non soltanto nelle intenzioni.

Il 96-94 lascia aperta una domanda sulla tenuta

La qualità dell’avversario dà spessore al risultato. Battere l’Olympiacos dopo le sconfitte contro Fenerbahçe e Milano pesa più di una semplice risposta emotiva. Il successo impedisce che quei precedenti diventino già una sentenza sul progetto. Non cancella, però, quelle due partite.

E i 94 punti concessi, pur non bastando da soli a emettere una bocciatura difensiva, meritano attenzione: Bologna ha dovuto produrre moltissimo in attacco e trovare una tripla sulla sirena per prevalere. È una vittoria di valore, ma con un margine sottilissimo.

Una singola partita non basta a stabilire la tenuta delle nuove gerarchie: il criterio per giudicare la ricostruzione è la continuità del sostegno a Carr. Diarra e Alston Jr. dovranno restare opzioni realizzative concrete anche nelle serate meno brillanti del protagonista di questo successo, senza che il confronto con Pajola diventi un parametro impossibile da soddisfare per chi arriva dopo. Non serve replicare esattamente quei 57 punti; serve che il peso dell’attacco non ricada su un solo giocatore quando manca il colpo finale. È su questa ripetibilità, più che sull’emozione della sirena, che il nuovo corso della Virtus deve essere giudicato.